Occorre innanzitutto precisare
cos’è il formaggio, a parte essere il miglior
modo di conservazione del latte, una sorta di "forma di latte per l'adulto" come
disse lo scrittore statunitense Richard Condon.
Il
2° Congresso Internazionale sugli Alimenti di Ginevra del 1908 ha
definito con il termine formaggio: "Il prodotto di maturazione della cagliata
ottenuta mediante coagulazione presamica (con aggiunta di enzimi: cd. "cagliata
enzimatica") od acida (naturale: cd. "cagliata lattica") del latte intero oppure
scremato parzialmente o totalmente, con o senza aggiunta di sale,
sufficientemente liberato dal siero di latte".
Quindi, secondo questa storica definizione sia la ricotta che il burro,
derivando dal siero, non sono un formaggio. Analogo orientamento è seguito dalla
legge italiana ma non dal Codex Alimentarius (FAO/WHO).
In linea generale, la
fabbricazione casearia, sotto il profilo tecnologico, non è altro che la
separazione di una parte solida, la cagliata, e di una parte liquida, il siero,
nel quale rimane la maggior parte dei componenti idrosolubili del latte e da cui
comunque è possibile successivamente ricavare prodotti edibili come burro e
ricotta.
In altre parole, il processo di fabbricazione dei formaggi consiste
nella disidratazione del latte fermentato, cioè nell'estrazione da esso della
sostanza secca - caseina e grasso - che viene concentrata e trasformata in un
prodotto conservabile, edibile e gradevole.
I formaggi a pasta filata, di cui la
Mozzarella è il più importante e conosciuto rappresentante, costituiscono il
core-business della nostra azienda casearia. La caratteristica peculiare della
tecnologia di fabbricazione di tali formaggi consiste in una duplice
lavorazione: la caseificazione vera e propria, comune a tutti i tipi di
formaggio e la filatura, cioè un trattamento su una cagliata già ottenuta. La filatura è il passaggio della cagliata, agendo sulla sua acidità e
temperatura, da una struttura granulare e discontinua ad una struttura fibrosa e
continua, in una parola plastica, ossia avente la proprietà di poter essere
sagomata, mediante acqua molto calda, in varie fogge che, col raffreddamento,
mantengono la forma acquisita.
IL PROCESSO PRODUTTIVO DELLE PASTE FILATE
La
linea di produzione dei formaggi a pasta filata - a partire dal latte crudo
intero di vacca - è costituita, nella sua versione più integrale, da cinque
sezioni rappresentate da altrettante unità operative. Sono nell'ordine:
- Pastorizzazione
- Coagulazione
- Filatura e Formatura
- Rassodamento
- Confezionamento
Da un punto di vista più generale, nel ciclo produttivo in
oggetto si distinguono due macro-fasi:
- Pretrattamento del latte
- Trattamento della cagliata
Il pretrattamento, ossia la fase di lavorazione del latte prima
che diventi cagliata, inizia col ricevimento del fluido trasportato in cisterne
d’acciaio inox, coibentate e refrigerate a 4-6°C.
La refrigerazione determina
un'azione batteriostatica dovuta al rallentamento dello sviluppo della
microflora lattica e della sua attività enzimatica naturale e alla diminuzione
dell'attività dell'acqua, impedendo la crescita dei batteri mesofili
acidificanti. Di conseguenza, il latte può conservarsi, in attesa della sua
utilizzazione, in condizioni ottimali e senza alterazioni.
Il latte conferito al
nostro stabilimento di trasformazione
è controllato nei suoi requisiti
microbiologici, ossia nei requisiti igienici, la cd. "carica batterica" (CBT) e
sanitari, la cd. "conta citologica" (CCT) costituita da cellule epiteliali e da
leucociti e linfociti, detti anche "cellule somatiche".
Si controlla inoltre
l'eventuale presenza d'inibenti dello sviluppo dei batteri lattici, come gli
antibiotici e l'accertata indennità (ufficiale) da tubercolosi e brucellosi.
Anche i residui di sostanze ad azione farmacologica od ormonica, chemioterapici,
antiparassitari, detergenti ed altre sostanze chimiche come pesticidi, metalli
pesanti, radionucleidi e iodio, possono alterare le caratteristiche
organolettiche del latte e dei suoi derivati o renderne il consumo pericoloso o
dannoso per la salute umana.
Al ricevimento un campione è prelevato anche per
esaminarne i requisiti compositivi (grasso e proteine) e fisico-chimici come
temperatura (di cui si è detto), acidità e densità.
PASTORIZZAZIONE
Il
trasferimento del latte dai silos di stoccaggio o dalla banchina di conferimento
all'impianto di risanamento igienico segna l'inizio della procedura di
pastorizzazione.
Questa, dal punto di vista tecnologico, è diretta in primo
luogo all'
eliminazione di tutti i germi patogeni all'uomo e le loro tossine (ad
eccezione dei patogeni sporigeni normalmente assenti nel latte) in modo da
permetterne un uso alimentare igienico e sicuro. Il latte, per sua natura, è un
ottimo substrato per la sopravvivenza e la crescita di molti microrganismi
patogeni, o potenzialmente patogeni, che solo in parte possono essere eliminati
se l’igiene della produzione non viene rispettata al massimo.
In secondo luogo è diretta all'eliminazione della quasi totalità dei
microrganismi banali (o accidentali) e saprofitici non patogeni, la cd.
"microflora anticasearia" (batteri, lieviti, muffe, virus), in modo da
permetterne una conservazione per un tempo sufficientemente lungo e la sua
migliore rispondenza alle lavorazioni casearie.
Il
trattamento termico ottimale del latte consiste nel riscaldamento
rapido, in scambiatore di calore a piastre sovrapposte entro cui scorrono
rispettivamente il latte e l'acqua calda in direzione opposta, in flusso
continuo a 72°C per 15 secondi (pastorizzazione cd. "alta" o HTST, acronimo di
High Temperature Short Time), quindi rapido raffreddamento ad una temperatura
non superiore a +6 °C. Il riscaldamento quasi istantaneo che si verifica nel
sottile strato di latte: cd. stassanizzazione, seguito dall'altrettanto rapido
raffreddamento per impedire lo sviluppo di germi termofili, realizzano una sorta
di shock termico di potente efficacia battericida, nel rispetto dei principi
nutritivi del latte e della conservazione delle caratteristiche strutturali
delle proteine, importanti per tutti i tipi di formaggio.
COAGULAZIONE
Il
passaggio successivo prevede l'invio del latte alla sezione di coagulazione dove
caldaie polivalenti aperte di tipo olandese provvedono alla sua trasformazione
in cagliata, cioè in una massa gelatinosa ottenuta per effetto della
coagulazione della caseina lattea. Dapprima il latte viene riscaldato
blandamente per consentirne l’acidificazione biologica attraverso l’inoculo
diretto di colture liofilizzate di fermenti termofili selezionati.
Successivamente si ottiene il coagulo, correntemente detto cagliata, aggiungendo
al latte caglio liquido di vitello: cd. "coagulazione presamica" l'aggettivo
riferendosi al presame, ossia all'estratto enzimatico (pelletta o cagliolo)
dell'abomaso (quarta sacca dello stomaco o stomaco ghiandolare) di ruminanti non
svezzati. Lasciato agire indisturbato il caglio nella massa di latte, si ottiene
il gel presamico.
Al fine di accelerare la sineresi si procede alla rottura del
coagulo in tanti piccoli fiocchi tramite una lira a fili verticali. Nella
polivalente avviene dunque la separazione fisica del siero dalla cagliata: essa
si ritira progressivamente dalle pareti della vasca restringendosi e coprendosi
di siero che essuda dalla massa gelificata.
Una volta maturate e rassodata, la
cagliata viene scaricata sul tavolo di drenaggio e tagliata in blocchi per
facilitare la dissierazione: cd. "spurgo secondario".
FILATURA E FORMATURA
Durante lo spurgo secondario, le paste di molti tipi di formaggio incontrano una
fase di cd. "termoduttilità" corrispondente alla capacità del reticolo caseinico
di lasciarsi modificare plasticamente per effetto del calore, orientando le
proprie fibrille in fasci continui, senza eccessiva perdita di siero e grasso.
Questo stato è sfruttato tecnologicamente come momento d'inizio della filatura
delle paste filate. Allorché la cagliata ha raggiunto una certa acidità, è
affettata in strisce spesse un dito, indi è introdotta nella filatrice la quale,
agendo in un bagno d'acqua calda poco salata, la stira e, ammorbidita dal calore
dell'acqua stessa, la trasforma in una pasta fibrosa e plastica.
Attraverso una
tramoggia la pasta passa dal sistema meccanizzato di filatura alla macchina
formatrice dove due coclee controrotanti spingono la massa elastica verso
stampi-alloggiamenti o tamburi formatori orizzontali che le conferiscono il peso
e la forma voluti.
La Mozzarella destinata al consumo immediato sul posto può
raggiungere livelli di umidità pari al 62-65% (limite massimo), ma per un
prodotto commerciale che debba subire trasporti più o meno lunghi, affinché non
vi sia fuoriuscita di sierosità che lo faccia apparire molle e appiattito, è
ideale una umidità compresa tra il 55 ed il 61%. Al di sotto di questi limiti si
ha un prodotto troppo asciutto, che sa di vecchio.
RASSODAMENTO
Dai tamburi
formatori il prodotto cade per gravità all'estremità di una lunga e bassa vasca
d'acqua potabile refrigerata, cd. "acqua di rassodamento".
L'avanzamento
mediante rotolamento verso l'estremità opposta della vasca determina le qualità
estetiche del prodotto.
Esso si mantiene in sospensione attraverso l'agitazione
dell'acqua durante l’intera fase.
L'avanzamento del prodotto consente anche una
graduale riduzione della sua temperatura, eliminando così i rischi legati a
dannosi shock termici.
Raccolte le Mozzarelle dalla vasca di rassodamento e
poste su di un carrello, sono avviate al confezionamento.
CONFEZIONAMENTO
Il
confezionamento previene il disseccamento, la crescita di muffe (non patogene
per l'uomo, eccetto le micotossine, in particolare l’aflatossina M¹) e di
microrganismi proteolitici o dannosi, l'ingresso dell'ossigeno e protegge i
formaggi contro l'attacco d'insetti ed acari conservandoli in condizioni
ottimali per il consumo.
Per il preimballaggio o imballaggio primario si
utilizza un film composto da uno strato esterno di carta pergamenata vegetale,
stampabile e impermeabile all'acqua liquida venendo plastificata per
coestrusione con uno strato interno di polietilene a bassa densità e
permeabilità ai gas e al vapore acqueo, termoretraibile e sigillabile.
Per la
Mozzarella l'involucro è di tipo pillow-pack (involucro a cuscino).
Un siffatto
incarto sostituisce la crosta che i formaggi freschi non hanno: ecco perché
vengono detti anche formaggi bianchi.
L'imballaggio vero e proprio o imballaggio
secondario viene realizzato deponendo il prodotto in vaschette di polipropilene
termosaldate con film flessibile plastico.
Le Mozzarelle vengono confezionate
immergendole nel cd. "liquido di governo" che non è altro che acqua potabile
refrigerata.
CONDIZIONI DI TRASPORTO
E’ necessario immettere in distribuzione il
prodotto ad una temperatura di circa 6 °C. Tale fine è conseguibile con un breve
stoccaggio a temperatura refrigerata (4 °C) dopo il confezionamento. Con ciò si
evita che durante l'attività di distribuzione il prodotto vada incontro a
deformazioni per danni meccanici, a perdita di materia lattea nel liquido di
governo e a proliferazione microbica.
Ovviamente, durante il tempo della
distribuzione frazionata che comporti, ai fini della consegna agli esercizi di
vendita, numerose operazioni di apertura delle porte delle celle-frigo degli
automezzi - ferme restando in ogni caso le temperature di partenza fissate dalla
legge – è tollerato, per i formaggi freschi purché prodotti con latte
pastorizzato, un valore massimo di temperatura di 14 °C.